20 giugno 2012
Debito pubblico: le rinnovabili possono abbatterlo
Scritto da: Gianluigi Torchiani
Rivista: Tekneco
L'indebitamento di Stati come l'Italia si ridurrebbe grazie alla concessione di autorizzazioni alla costruzione di impianti.
Le energie rinnovabili non sono affatto un costo ma, al contrario, possono risolvere i gravissimi problemi finanziari di alcuni Paesi europei.
È questo il senso della proposta lanciata da un gruppo di studiosi capitanato dall’economista olandese Sweder van Wijnbergen, che prevede, in buona sostanza, la conversione del debito pubblico in autorizzazioni per la costruzione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.
Secondo i suoi calcoli paesi come Grecia, Italia, Portogallo, Spagna e Irlanda potrebbero concedere ai propri creditori autorizzazioni su una percentuale del proprio territorio compresa tra l’1 e il 2 per cento, riuscendo così a ripagare fino al 30 per cento del rispettivo debito. La riduzione è calcolata prendendo in considerazione un’inflazione media annua del 2,5 per cento, un profitto di 1,5 centesimi di euro per kWh – tra il 2020 e il 2045 – e una produzione annua stimata di 70 GWh per chilometro quadrato.
L’Irlanda, con circa 40 miliardi di debito, dovrebbe concedere agli investitori circa 550 km quadrati, pari a meno dell’1 per cento del suo territorio. In teoria un progetto di questo genere potrebbe generare vantaggi per tutti. Le concessioni permetterebbero ai creditori di ottenere i soldi indietro, cosa abbastanza incerta nella situazione attuale. I paesi indebitati, d’altro canto, ridurrebbero sostanzialmente lo stock del proprio debito, ricevendo al contempo uno stimolo positivo per l’economia e l’occupazione. L’Europa intera, inoltre, avrebbe a disposizione più energia pulita. Però, come ammettono gli stessi economisti, un piano di questo tipo può funzionare soltanto se i creditori sono disposti a pensare e ad agire secondo una prospettiva di lungo termine (almeno alcuni decenni). Un’eventualità, purtroppo, assai difficile da concretizzarsi, vista la volatilità e instabilità che ormai caratterizzano i mercati finanziari.